Senza eredità: storie di esposti

giugno 2011

L'assistenza ai bambini abbandonati o orfani è stata la principale funzione svolta nel corso dei secoli da importanti istituzioni imolesi: il Brefotrofio e gli Orfanotrofi maschile e femminile. Documentato dal 1477 con sede nell'Ospedale S. Maria della Scaletta, il brefotrofio accoglie i bambini appena nati abbandonati occupandosi del loro mantenimento sino alla maggiore età. Gli orfanotrofi, attivi dal 1562 (il maschile) e dal 1563 (il femminile), accolgono bambini e bambine a partire dai 7 anni fornendo loro un'istruzione di base e l'insegnamento di un lavoro. I documenti dell'Archivio del Brefotrofio e dell'Archivio degli Orfanotrofi maschile e femminile, depositati presso l'Archivio storico comunale di Imola, raccontano le vite di tanti bambini, ragazzi e ragazze, fulcro e anima di questi istituti assistenziali della città, mettendo in luce le loro storie.

 

 


il Brefotrofio

i luoghi e le regole

Risale al 1477 la prima notizia del Brefotrofio di Imola (significato letterale del termine: "nutrire i neonati"), quando il vescovo Bucchi ordina che i neonati abbandonati nei luoghi religiosi siano portati nel Baliatico dell'ospedale. I locali del brefotrofio sono infatti all'interno dell'ospedale S. Maria della Scaletta da cui dipende anche per quanto riguarda l'amministrazione. Al 1571 risale invece la prima notizia dell'uso della ruota, contenuta nelle pagine della visita del vescovo Marchesini, delegato apostolico di Gregorio XIII. Compito del brefotrofio è accogliere i bambini ed entro pochi giorni dall'abbandono affidarli a balie che, dietro corresponsione di uno stipendio mensile, li nutrono e li allevano. Il brefotrofio ha competenza sul territorio della Diocesi di Imola e accoglie gli esposti nati in uno dei 14 comuni che ne fanno parte:  Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola, Mordano, Tossignano in provincia di Bologna; Bagnara, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Conselice, Lugo, Massalombarda e Riolo Terme in provincia di Ravenna.

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Angelo Filippo Gratia da Matelica, Pianta e missura della città d'Imola, s.l., s.e., 1661. Incisione.

I bambini abbandonati sono portati al brefotrofio che ha sede all'interno dell'ospedale. L'antico ospedale S. Maria della Scaletta ha svolto la sua secolare attività, prima del trasferimento fuori le mura, nel centro della città. A ridosso di piazza Maggiore, l'edificio era delimitato dalle vie Emilia, Vaini, S. Pier Crisologo e Giudei (n. 36 in pianta). Ancora oggi sui capitelli del portico in affaccio sulla piazza è scolpito il simbolo dell'ospedale: la scala sormontata dalla croce.

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Stefano Castellari, Pianta moderna della città d'Imola nel 1809, Imola, stamperia Benacci, in Giuseppe Alberghetti, Compendio della storia civile ecclesiastica e letteraria della città d'Imola, Imola, stamperia Filippini, 1810.

A ridosso delle mura cittadine, fuori porta Bologna (a destra dell'immagine), è presente il "nuovo ospitale" (n. 40 in pianta). Si tratta dell'edificio costruito a fine Settecento dove l'ospedale S. Maria della Scaletta ha stabilito la sua nuova sede nel 1801 (oggi Ospedale vecchio). Il trasferimento riguarda anche il brefotrofio.

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Capitoli della Compagnia dell'Ospedale S. Maria della Scaletta, 1670.

Nel testo del 1670 che dispone sulla gestione dell'ospedale, il capitolo XII riguarda "Del modo di governare i putti e putte bastardi esistenti nell'ospitale". All'interno dell'ospedale devono risiedere una o più balie con il compito di allattare gli esposti che sono portati all'ospedale. Le balie devono essere "sane, buone ed abili a questo effetto e che con carità et amore nutrischino li putti e putte". Il bimbo rimane nell'ospedale lo stretto indispensabile sino a quando non si trova un'altra balia (esterna) a cui affidarlo.

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Capitoli della Compagnia dell'Ospedale S. Maria della Scaletta, 1670.

La balia che accoglie nella sua casa il bimbo esposto deve essere persona buona e onesta. Il suo nome è debitamente riportato nell'apposito registro al momento dell'affido. In caso di morte la balia deve recarsi immediatamente all'ospedale e consegnare il corpo del piccolo e i suoi (pochi) abiti. Ogni anno inoltre nella festa del Corpus Domini (10 giorni dopo la Pentecoste) tutte le balie devono presentarsi all'ospedale con i bambini: coloro che sono tenuti bene potranno restare con la loro balia, coloro che sono trovati in cattive condizioni saranno affidati ad una nuova balia.

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Capitoli della Compagnia dell'Ospedale S. Maria della Scaletta, 1670.

Particolare attenzione è riservata alle bambine: l'andata a servizio presso altre famiglie deve essere votata dalla Compagnia dell'Ospedale con la maggioranza dei 2/3 dei componenti; la maestra insegna loro i precetti della dottrina cristina e a lavorare a beneficio dell'ospedale; in età da marito l'ospedale individua gli uomini per bene a cui maritarle fornendo loro la necessaria dote.


le Balie

madri a tempo determinato

Le balie sono le donne a cui il Brefotrofio affida temporaneamente gli esposti abbandonati presso l'ospedale: hanno il compito di allattarli e di allevarli in cambio di uno stipendio mensile. Sono donne di cui è possibile conoscere i nomi, insieme a brevi notizie, sfogliando i "Libri balie", registri annuali dell'Archivio del Brefotrofio: si tratta di un nucleo documentario composto da 404 registri che copre l'arco cronologico dal 1504 al 1968. In diversi casi la copertina è costituita da preziose pergamene di reimpiego (codici liturgici latini e codici ebraici) su cui sono indicati l'anno solare di riferimento e il disegno della scala sormontata dalla croce, simbolo secolare dell'Ospedale di S. Maria della Scaletta.

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"Libro delle baglie", 1687.

I "Libri balie" sono registri annuali in cui in ordine cronologico per data di battesimo sono riportati tutti gli esposti che in quell'anno sono mantenuti dal Brefotrofio. Il nome del bambino è seguito dalle indicazioni sulla balia a cui è affidato: nome, patronimico, condizione, abitazione e relativo compenso sono i dati che generalmente sono riportati. Seguono eventuali note in casi particolari quali il cambiamento di balia o la morte dell'esposto.

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"Libro delle baglie", 1687, c. 14v.

Maria Maddalena è stata battezzata il 26 aprile 1672 (il battesimo è impartito a poche ore dalla nascita). Giacoma di Battista Rizziardelli, che lavora presso il sig. Carlo Amonii a Campiano, è la sua balia che si occupa di vestirla e di calzarla a sue spese. Il 10 dicembre 1687 Giacoma consegna Maria Maddalena, all'epoca quindicenne, alla maestra dell'ospedale. Poteva accadere che le esposte giunte a questa età fossero ricondotte all'ospedale che si sarebbe occupato di cercare per loro un marito.

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"Libro delle baglie", 1687, c. 60v.

Lucia di Domenico Carnevali, che abita in Imola nelle Callegherie in casa di Vincenzo Manaresi, riceve ogni mese dall'ospedale 55 baiocchi per tenere Apolinare, battezzato il 27 agosto 1684. Il 13 giugno 1687 le è consegnato un altro esposto di nome Giovanni Antonio battezzato lo stesso giorno. Per allattarlo Lucia riceve 6 paoli mensili.

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"Libro delle baglie", 1687, c. 78v.

Savino è battezzato il 22 aprile 1687. A distanza di un mese, il 22 maggio, è consegnato alla balia Domenica di Giuseppe Cornazzani di Imola alla quale è corrisposto un compenso mensile di 60 baiocchi per l'allattarlo. Il piccolo è portato da Domenica "con li soliti pezzi, fascie e coperturo".


gli Esposti

Ricordi di stoffa, medaglie spezzate, biglietti nella culla

In alcune buste dell'Archivio del Brefotrofio si conservano numerosi sacchettini di stoffa, medagliette divise a metà, cordoncini colorati: segni di riconoscimento che le madri lasciavano ai loro piccoli prima dell'abbandono. Non mancano neppure piccoli bigliettini anonimi su cui è scritto quale nome si desidera che sia impartito al momento del battesimo. Il sacramento era amministrato immediatamente prima o al momento dell'ingresso al brefotrofio: questi oggetti infatti sono generalmente allegati al certificato di battesimo e sono puntualmente descritti nel "libro fedi", il registro che documenta l'effettivo ingresso dell'esposto nell'istituto.

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Certificato di battesimo di Osanna rilasciato dall'arciprete Bartolomeo Franceschini di Casola Valsenio, 18 giugno 1814. Allegati: estratto dell'atto di nascita rilasciato dall'ufficiale di Stato civile; medaglietta in latta.

Alle 3 del mattino del 18 giugno 1814 Rosa Suzzi, che lavora all'ospedale di Casola Valsenio, è chiamata da persona che non ha riconosciuto alla ruota dell'ospedale dove trova una bimba appena nata avvolta in una tela di canapa bianca. Rosa si presenta all'ufficiale di Stato civile per la dichiarazione e alla piccola è dato il nome di Osanna. Osanna è poi battezzata dall'arciprete della chiesa di S. Maria Assunta di Casola Valsenio, don Bartolomeo Franceschini. Osanna ha con sè una piccola medaglietta di latta con l'effige di s. Antonio da Padova.

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Fede di battesimo e sacchettino di raso rosso di Clementina Elisa Maria esposta al Brefotrofio il 3 dicembre 1815.

Nel bigliettino siglato "Of. M.", custodito nel sacchettino di raso rosso, si supplica il direttore di tenere memoria di quanto scritto nei registri dell'ospedale: Clementina Elisa Maria è nata a Lugo sotto la parrocchia di S. Francesco di Paola nella notte del 2 dicembre 1815. Il giorno successivo è battezzata da don Domenico Maria Valenti, parrocco della chiesa dei SS. Petronio e Prospero di Lugo.

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"Libro fedi 1815".

Nel "libro fedi" del 1815 alla data del 3 dicembre, ore 3 del pomeriggio, è registrato l'ingresso di Clementina nel brefotrofio. I pochi indumenti che l'accompagnano sono: "Due pezze bianche, altra di lana bianca, camicia di tela con frappa di mussolo, fascia bianca, due cuffini, una di mussolo bianco, l'altro di Cambrik fiorato, ed una piccola borsa di raso rosso entro la quale eravi un biglietto del seguente tenore .... Era la suddetta accompagnata da fede del battesimo in filza n. 66" (cfr. doc. precedente). La balia a cui Clementina è affidata è Rosa Pirazzoli di Bubano.

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"Prospetto degli esposti venuti, morti e rimasti nello spedale l'anno 1814".

92 sono gli esposti condotti al brefotrofio nel 1814: 48 maschi e 44 femmine. Il tasso di mortalità è alto e supera il 60%. Ad essere colpite sono maggiormente le bambine, su 44 ne sopravvivono solamente 14.


gli Orfanotrofi maschile e femminile

i luoghi e le regole

Gli Orfanotrofi maschile e femminile di Imola vantano una storia secolare: al 1562 risale l'istituzione di quello maschile, al 1563 quello femminile. All'inizio e per molto tempo la loro amministrazione è affidata rispettivamente alla Confraternita della S. Croce e alla Confraternita di S. Maria della Misericordia, nominate dal Consiglio comunale di Imola. Gli orfanotrofi si occupano dell'accoglienza di bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni rimasti orfani di entrambi i genitori o di uno solo e che abitano a Imola o nel suo territorio. Diverse però sono le regole in vigore nelle due istituzioni. I ragazzi ospitati nell'orfanotrofio frequentano le scuole pubbliche e sono mandati in campagna per la raccolta dell'uva e delle uova e in città per la questua di pane, denaro e indumenti. Le ragazze invece conducono una vita sostanzialmente di clausura dividendosi tra il lavoro e la preghiera. Imparano i mestieri del taglio e del cucito, del ricamo e della tessitura e i prodotti da loro stesse realizzati sono venduti all'esterno, creando in questo modo una fonte di reddito che col tempo costituisce il patrimonio dell'istituto. Entrambi gli orfanotrofi terminano la loro attività negli anni Settanta del Novecento.

 

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Angelo Filippo Gratia da Matelica, Pianta e missura della città d'Imola, s.l., s.e., 1661. Incisione.

La prima sede dove la Confraternita della S. Croce ospita gli orfani maschi della città dal 1562 è nella casa di sua proprietà sulla via Emilia in prossimità di porta Bologna (n. 30 in pianta). Nel 1802 l'istituto si trasferisce nel complesso di S. Agata, il soppresso convento dei Gesuiti, su via Gambellara (attuale via Cavour, n. 2 in pianta). All'inizio del Novecento risale l'ultimo trasferimento nel complesso del lazzaretto comunale in via Pambera ristrutturato su progetto dell'ingegnere Remigio Mirri (non presente in pianta, oggi è sede di scuola materna). L'Orfanotrofio maschile chiude la sua attività nel 1970.

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Angelo Filippo Gratia da Matelica, Pianta e missura della città d'Imola, s.l., s.e., 1661. Incisione.

La Confraternita di S. Maria della Misericordia gestisce dal 1563 il Conservatorio delle Donzelle che ospita le fanciulle orfane e povere della città con sede in via S. Pier Crisologo. Nel 1813 il Conservatorio delle Alunne della Carità si trasferisce nel complesso di S. Stefano, il soppresso convento delle monache clarisse (n. 34 in pianta). L'ultimo spostamento risale al 1822 quando il Conservatorio della Alunne di S. Giuseppe si trasferisce nel complesso della Ss. Annunziata (non indicato in pianta, nell'attuale via F.lli Bandiera). L'Orfanotrofio femminile, denominazione che l'istituto ha dal 1904, termina l'attività nel 1977.

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"Regole da osservarsi dalle alunne del pio Conservatorio di S. Giuseppe d'Imola", Imola, 1818.

Scandito in 75 punti, in esemplare manoscritto e a stampa, si presenta il Regolamento per le alunne del conservatorio di S. Giuseppe redatto il 12 maggio 1818. Tra le righe che dispongono della giornata delle fanciulle si colgono gli aspetti di una vita monacale: la preghiera e il lavoro si svolgono nel silenzio, nell'obbendienza e nel rispetto. Sostanzialmente annullati gli spazi personali a favore di una sorveglianza costante dentro e fuori le mura del conservatorio.

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"Regole per le alunne di S. Giuseppe d'Imola", 1818.

Al Conservatorio delle alunne di S. Giuseppe, denominazione dell'istituto dal 1818 al 1904, possono accedere fanciulle di Imola o del suo territorio con un'età compresa tra gli 8 e i 10 anni, orfane di entrambi i genitori oppure di uno dei due. Precedenza è data alle fanciulle residenti in città o a chi è orfana di padre. Raggiunta l'età di 35 anni l'alunna è licenziata dal conservatorio percependo la somma di 24 scudi. In caso invece di richiesta di matrimonio, l'istanza deve essere presentata alla Congregazione e in caso di assenso l'alunna lascerà il conservatorio solo il giorno della celebrazione degli sponsali.

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"Nota degli effetti che deve avere una giovine per essere ammessa in qualità di alunna nel Conservatorio delle figlie della carità", 1818.

Tra i vari requisiti e documenti da presentare per l'ingresso al conservatorio, le fanciulle devono possedere un discreto corredo costituito da indumenti e oggetti, compreso il letto con pagliericcio. Abiti, camicie, fazzoletti, calze, asciugamani, ma anche due sedie, un vaso da notte e stoviglie.


Storia di Teresa

una ragazza al Conservatorio

Teresa Tonelli è una delle tante bambine ospitate nel Conservatorio delle Alunne di S. Giuseppe di Imola (denominazione dell'Orfanotrofio femminile dal 1818 al 1904), orfana di padre e in stato di miseria. Figlia di Maria Fortunata che non riesce a mantenerla, Teresa entra nel Conservatorio nel 1830 all'età di 9 anni ed esce nel 1846 all'età di 25 anni, in occasione del suo matrimonio con Luigi Serantoni, garzone in un forno della città. I documenti conservati nel suo fascicolo personale permettono di ricostruire alcune tappe importanti del percorso di Teresa all'interno dell'istituto.

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Lettera di Maria Fortunata vedova Tonelli di Imola agli amministratori del Conservatorio per l'ammissione della figlia Teresa, 6 luglio 1829.

Il 6 luglio 1829 Maria Fortunata, vedova di Vincenzo Tonelli già da 6 anni, per lo stato di miseria in cui si trova chiede che la figlia Teresa di 7 anni possa essere accettata nel Conservatorio delle alunne di S. Giuseppe di Imola. La madre allega alla lettera il parere favorevole di don Francesco Pollini, parroco di S. Giacomo Maggiore, parrocchia a cui appartiene. Si apre così il fascicolo personale di Teresa Tonelli accettata nel Conservatorio dove entra il 3 marzo 1830.

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Certificato di battesimo di Teresa Tonelli rilasciato da Fortunato Fagliaferri, abate di S. Maria in Regola di Imola, 5 luglio 1829.

Il certificato di battesimo è un documento indispensabile per l'ingresso al Conservatorio. La fede di battesimo di Teresa è rilasciata il 5 luglio 1829 da Fortunato Fagliaferri, abate di S. Maria in Regola, dove il 14 agosto 1821 (giorno della nascita) fu battezzata Teresa. Padrino fu don Giovanni Piancastelli della parrocchia di S. Giacomo, madrina fu Giacoma Tonielli della parrocchia di S. Nicolò.

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Certificato dello stato di buona salute di Teresa Tonelli rilasciato da Giambattista Sagrini, medico del Conservatorio, 18 febbraio 1830.

Altro documento obbligatorio è il certificato del medico che attesta lo stato di buona salute. Teresa è visitata il 18 febbraio 1830 da Giambattista Sagrini, medico del Conservatorio, ed è trovata "perfettamente sana e di robusto temperamento".

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Nota del corredo di Teresa Tonelli consegnato dalla madre Maria al Conservatorio, 16 dicembre 1831.

Elenco degli oggetti che la madre di Teresa consegna al Conservatorio il 16 dicembre 1831. Una dote costituita soprattutto da stoviglie in rame e in ceramica, tra cui è indicato anche un coltello per le tagliatelle. L'oggetto di maggior pregio è probabilmente la madia con tagliere e armadio tutto in pioppo.

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Lettera di Teresa Tonelli agli amministratori del Conservatorio con richiesta di potere prendere i voti, [1830?].

Teresa chiede alla Congregazione del Conservatorio di abbracciare lo stato monastico dopo averne provato per molti anni il desiderio. Chiede anche di poter avere una piccola elemosiana a titolo di dote che le viene accordata. Probabilmente la data "1830" scritta in rossa sulla supplica non è corretta, perchè la richiesta di Teresa è probabilmente successiva a quella data. Infatti Teresa non prende i voti, visto che a cambiare il suo progetto sopraggiunge una richiesta di matrimonio.

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Lettera di Luigi Serantoni agli amministratori del Conservatorio con richiesta di prendere in sposa Teresa, aprile 1846.

Luigi Serantoni, nato a Dozza il 25 aprile 1823, garzone presso il forno di Giuseppe Pirazzoli a Imola, chiede alla Congregazione del Conservatorio di poter prendere in sposa Teresa. E' disposto a presentare l'attestato di morale condotta che insieme al certificato di battesimo è indispensabile per l'approvazione. La richiesta è accolta il 3 aprile 1846 e le nozze di Teresa e Luigi sono benedette il successivo 24 maggio.